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Non avrei dovuto fare altro
che aspettare, aspettare quelle emozioni forti che presto, quando il
sole si sarebbe acceso nel cielo, avrebbero finito per non avere nessun
desiderio. Inondandomi tra quelle onde anomale senza parole.
Improvvisamente un lampo
illuminò la mia camera, era una delle prime dolci piogge d’autunno che
arrivava. Sentivo che qualcosa cambiava, sentivo ogni giorno una memoria
trasformarsi in me, Sofia.
Apriva la finestra e
ritrovava il sole. Ogni ricordo fioriva lentamente, ma sentiva che
quella strada all’improvviso si sarebbe bagnata per lavare tutto ciò che
nel suo cammino avesse mai incontrato.
La sua camicia bianca
ricordava l’essenza di purezza, capace di rendere povere le parole del
tempo che adesso scorreva all’improvviso.
Eppure sotto, lì da qualche
parte, qualcuno tramava disegni oscuri per distruggere quei momenti dove
il sole rendeva tutto così magico. Egli voleva il buio, il bitume della
notte.
Lo osservava guidare,
guardava quelle grandi mani poggiate sul volante freddo. All’improvviso
lui disse che gli dispiaceva, ma Sofia non rispose, neanche una parola.
Si girò verso il lato del finestrino e vedendo il suo volto riflettersi
come uno spettro, pensò che lei fosse solo quello.
Da poco aveva smesso di
piovere e ancora le grondaie continuavano a gocciolare. Era un
ticchettio incessante e irregolare, come se volesse ricordare quel tempo
che in posti diversi viaggiava con velocità diverse.
Ritornata a casa ancora mi
sentivo inondata da quel profumo, assalita dalle molecole di quell’aria
modificata e dal sapore della sua pelle. |