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In
questo momento della storia in cui si corre verso una soluzione federale
della struttura dello stato. In questo momento in cui le ragioni
localistiche tendono a prevalere su quelle dell’unità, è opportuno
prendere coscienza delle radici storiche e territoriali da cui si
proviene. I contributi che le varie esperienze possono dare per
l’acquisizione di tale consapevolezza diventano sempre più necessari.
Questo piccolo, ma importante, contributo permette una riflessione sulle
cause che hanno portato all’assestamento attuale del territorio della
nostra città e di analizzare i metodi quasi mai democratici che sono
stati adottati.
Il
contenuto dell’opera è frutto di una ricca esperienza acquisita
dall’autore nella sua attività di responsabile degli eventi economici
che hanno interessato il Comune di Lentini per buona parte del secolo
scorso, ma anche di una curiosità che gli ha permesso di analizzare,
attraverso la ricerca di documenti archiviali, le sostanziali
trasformazioni del nostro territorio decise, quasi sempre, non
considerando l’opinione dei cittadini che le subivano.
La
lettura dell’opera, scritta da un non addetto ai lavori di letteratura,
mette in evidenza essenzialità ed eleganza evocando immagini ed emozioni
intrecciate intimamente con un senso profondo della realtà, è utile per
chi vuole conoscere il susseguirsi di eventi che hanno impoverito il
territorio di Lentini e che ancora oggi inducono a considerarci terra da
utilizzare al bisogno per soddisfare interessi altrui.
Vista sotto quest’ottica è anche un’opera educativa se consideriamo che
l’atteggiamento cognitivo e le conseguenze comportamentali diventano una
parte del mondo da noi realizzato; se consideriamo che l’educare è un
processo continuo e reciproco attinente al convivere nella comunità di
appartenenza e che educhiamo gli altri se trasmettiamo loro accettazione
e rispetto perché essi stessi possano accettarci e rispettarci, in uno
spazio di convivenza in cui la negazione dell’altro o dei suoi diritti è
sempre individuabile e che si può e vuole correggere; se consideriamo
che l’educazione deve permetterci di vivere nella responsabilità
individuale e sociale, che rifugga dal sopruso e comporti la
collaborazione in una società in cui sopruso e povertà siano errori da
correggere.
Silvio
Pellico
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